Che cosa accomuna un film romantico, la pubblicità di un ammorbidente e la notizia di un femminicidio? Magari il film è in onda in TV, la pubblicità sulla pagina di una rivista e la notizia proviene da un giornale radio. Eppure, in tutti e tre i casi, al centro c’è una donna: la protagonista del film romantico è una giovane innamorata; l’ammorbidente è usato da una madre amorevole; la vittima del crimine d’odio, una moglie.
L’importanza della rappresentazione
Di per sé, la centralità della donna in un contenuto mediale non è un problema: la questione sorge quando la rappresentazione della donna in questione non è neutrale ma si basa su stereotipi di genere. La protagonista del film romantico è una ragazza “perché le donne, soprattutto da giovani, sono emotive e sentimentali”; è una madre a occuparsi della biancheria della famiglia “perché il padre probabilmente è al lavoro”. L’insistenza sul genere nel caso del femminicidio, invece, è una questione intrinseca al contenuto della notizia; ma quando si guarda all’espressione, alcune scelte linguistiche possono fare la differenza tra una comunicazione stereotipata e una priva di pregiudizi di genere. Ad esempio, termini come “raptus” o “passione” distolgono l’attenzione dalla vera radice della violenza, cioè la volontà di possesso e annientamento; anche l’allusione a circostanze particolari, come le “criticità economiche” o un “periodo difficile” dell’assassino, finiscono per giustificare, almeno parzialmente, il crimine commesso.
Abbatti lo stereotipo!
Per sconfiggere gli stereotipi di genere è necessario partire dalla lingua e dalla comunicazione dei media. In quest’ottica nasce Abbatti lo stereotipo, un progetto destinato all'IIS Tommaso Salvini di Roma grazie a un finanziamento del Comune di Roma per il contrasto alla violenza di genere per sensibilizzare gli studenti e le studentesse alla comunicazione priva di stereotipi di genere. Guidati dai giornalisti professionisti di Fondazione Media Literacy, i partecipanti imparano a realizzare articoli, podcast e trasmissioni radiofoniche privi di rappresentazioni di genere stereotipate, per una comminazione più equa e inclusiva.